Leggiamo con tristezza e delusione le dichiarazioni parlamentari che in queste ore cavalcano la cronaca venatoria circa l’abrogazione del comma 3 dell’articolo 16 della legge Comunitaria 2008.
Da tempo il Partito Caccia Ambiente aveva deciso di testare la propria forza con l’entrata nella scena politica di questi mesi, affiancando alcune liste che in qualche modo erano vicine al mondo venatorio e, nel dibattito sul merito, solo alcune volte aveva ritenuto far suonare qualche campanello d’allarme, ma mai con la presunzione di agire come attore nel teatrino che si presentava.
Con coerenza si era scelto di stare momentaneamente in disparte, attesa la non presenza nei tavoli istituzionali, parlare ai soli fini propagandistici non ci pareva elegante. Non volevamo disturbare il lavoro altrui, il lavoro di coloro che, invece, pare riescano bene a disturbarsi da soli.
Con la medesima coerenza, abbiamo deciso, dopo la mancata approvazione degli emendamenti della legge comunitaria, anche se essa ( si spera ) non ha determinato una sconfitta definitiva, di RITIRARCI. Ci siamo ritirati, nonostante qualche allentante promessa ci era stata fatta, perché non siamo in cerca di poltrone, perché rifiutiamo quello che è accaduto e per e per la vergognosa campagna anticaccia scatenata, in quest'occasione, dai media.
Noi non siamo sorpresi di ciò che è accaduto. Voi si?
Adesso non cercheremo di farci luce a dispetto del buio creato da altri, ma alcune cose vanno precisate e sentiamo il dovere morale di farlo subito.
Oggi si ravvisano le prime differenze tra due politiche diverse: la nostra, che è uguale alla vostra, fatta di uomini che parlano di politica per poter parlare anche di caccia, e quella di chi ci governa e ci corteggia che parla di caccia per fare (la propria) politica. I mezzi sono uguali, ma i fini totalmente diversi.
Da sempre il cacciatore, nella speranza di ricevere, si affida al politico di turno che puntualmente, prima delle elezioni, gli promette tutto e subito. In tale periodo pre-elettorale il cacciatore vive sperando, come in un sogno alla fine del quale deve prendere atto, come sempre, che esso è svanito e rimane solo la delusione di aver dato molto (il voto) in cambio di nulla. Questo è il male atavico delle “doppiette” che, purtroppo, continua a fare un ottimo carniere.
Da quando nasciamo, fino all’ultimo respiro che Dio ci concede, viviamo esperienze e sulle stesse proiettiamo le nostre azioni future. Cadiamo e ci rialziamo, poi magari ricadiamo ancora, ma non sarà più lo stesso ostacolo a trarci in inganno, perché sappiamo imparare e imparando sappiamo evitare; mai commettiamo lo stesso errore, solo il disattento può cascarci.
Questo accade nella vita di tutti i giorni, ma perché non lo facciamo, noi cacciatori, il giorno delle elezioni? Perché cadiamo inciampando nello stesso ostacolo? Perché ci affidiamo agli altri e non facciamo da soli? Possibile che le lezioni avute non siano bastevoli?
In altri paesi ha funzionato e tutt’ora funziona tutt’ il “Partito dei cacciatori”. Se gli “altri politici” ci sanno prendere solo in giro, se non c’è altro da fare e non abbiamo più nulla da perdere, se tutto ciò è vero, allora forse è arrivato il momento di provarci, o no?
Nessuno ci prenda in giro asserendo che ciò che è accaduto non cambia le cose. Le cose cambiano e naturalmente in peggio.
L’abrogazione del comma 3 dell’articolo 16 della legge Comunitaria 2008- 79/409 mette i bastoni tra le ruote ad ogni possibilità di definire tempi più idonei per l’esercizio dell’attività venatoria e soprattutto pone un ulteriore freno a quel processo di modifica della 157/92 che ancora oggi, a pochi giorni dalle elezioni europee e amministrative, non ha dato frutti auspicati. La modifica della 157/92 ci vuole e deve essere vera. L’impegno di chi vi lavora deve essere rapido.
Se non si riesce a modificare oggi una legge che stimolerebbe i consensi dell’intera nostra categoria, nell’imminenza di una tornata elettorale, quale considerazione di platonico affetto ci potrebbe far sperare in una concreta risoluzione postuma del problema? Meditiamo amici.
Sia chiaro: noi sosteniamo ogni impegno in tal senso e diamo pieno appoggio a chi porta avanti il progetto, ma se proprio dobbiamo cadere preferiamo cambiare buca e non farci fare lo sgambetto da nessuno.
Da nessun Caronte accettiamo passaggi e fino a quando non abbiamo la barca andiamo a nuoto.
La querelle di questi giorni è l’ennesimo esempio del contrasto più ostinato e scrupoloso degli ultimi anni contro l’attività venatoria.
C’è la Brambilla (Pdl), rossa e pericolosa, come dicevano i nostri nonni, scialba e limitata come domani ricorderanno i nostri figli; messa li a fare la guida turistica senza che nessuno le abbia dato il diploma; emette sentenze e paventa disastri, riesce a parlare tanto e ancora tanto, senza poi dire nulla di concreto.
C’è la Cenni (Pd) che si preoccupa degli impulsi che alimentano la crescita nel Paese di un forte sentimento contrario all’attività venatoria, quando, proprio lei, di questo sentimento è paladina.
Ci sono Gottardo (Pdl) e Catanoso (Pdl) che ci dicono “bimbi va tutto bene”, che non è cambiato nulla e lo hanno fatto per noi, “adesso dai, dimenticate tutto e dormite bene, domani al risveglio non ricorderete nulla e a Giugno votate per noi”. Le facce di bronzo sono un marchio di fabbrica!
Ci sono poi Russo (Pdl), Cacacci (Pdl), Granata (Pdl); anche loro fanno parte di quegli eletti che meno di un anno fa si candidavano col Pdl accettando e sottoscrivendo il programma che tra le altre cose prevedeva una revisione della materia venatoria. E ce ne sono tanti ancora.
Ci sono tutti loro….. e poi ci siamo noi, ma soprattutto ci siete voi.
Facciamogli vedere che in cabina sapremo rispondergli come meritano.
CACCIA AMBIENTE
DIREZIONE NAZIONALE
Da tempo il Partito Caccia Ambiente aveva deciso di testare la propria forza con l’entrata nella scena politica di questi mesi, affiancando alcune liste che in qualche modo erano vicine al mondo venatorio e, nel dibattito sul merito, solo alcune volte aveva ritenuto far suonare qualche campanello d’allarme, ma mai con la presunzione di agire come attore nel teatrino che si presentava.
Con coerenza si era scelto di stare momentaneamente in disparte, attesa la non presenza nei tavoli istituzionali, parlare ai soli fini propagandistici non ci pareva elegante. Non volevamo disturbare il lavoro altrui, il lavoro di coloro che, invece, pare riescano bene a disturbarsi da soli.
Con la medesima coerenza, abbiamo deciso, dopo la mancata approvazione degli emendamenti della legge comunitaria, anche se essa ( si spera ) non ha determinato una sconfitta definitiva, di RITIRARCI. Ci siamo ritirati, nonostante qualche allentante promessa ci era stata fatta, perché non siamo in cerca di poltrone, perché rifiutiamo quello che è accaduto e per e per la vergognosa campagna anticaccia scatenata, in quest'occasione, dai media.
Noi non siamo sorpresi di ciò che è accaduto. Voi si?
Adesso non cercheremo di farci luce a dispetto del buio creato da altri, ma alcune cose vanno precisate e sentiamo il dovere morale di farlo subito.
Oggi si ravvisano le prime differenze tra due politiche diverse: la nostra, che è uguale alla vostra, fatta di uomini che parlano di politica per poter parlare anche di caccia, e quella di chi ci governa e ci corteggia che parla di caccia per fare (la propria) politica. I mezzi sono uguali, ma i fini totalmente diversi.
Da sempre il cacciatore, nella speranza di ricevere, si affida al politico di turno che puntualmente, prima delle elezioni, gli promette tutto e subito. In tale periodo pre-elettorale il cacciatore vive sperando, come in un sogno alla fine del quale deve prendere atto, come sempre, che esso è svanito e rimane solo la delusione di aver dato molto (il voto) in cambio di nulla. Questo è il male atavico delle “doppiette” che, purtroppo, continua a fare un ottimo carniere.
Da quando nasciamo, fino all’ultimo respiro che Dio ci concede, viviamo esperienze e sulle stesse proiettiamo le nostre azioni future. Cadiamo e ci rialziamo, poi magari ricadiamo ancora, ma non sarà più lo stesso ostacolo a trarci in inganno, perché sappiamo imparare e imparando sappiamo evitare; mai commettiamo lo stesso errore, solo il disattento può cascarci.
Questo accade nella vita di tutti i giorni, ma perché non lo facciamo, noi cacciatori, il giorno delle elezioni? Perché cadiamo inciampando nello stesso ostacolo? Perché ci affidiamo agli altri e non facciamo da soli? Possibile che le lezioni avute non siano bastevoli?
In altri paesi ha funzionato e tutt’ora funziona tutt’ il “Partito dei cacciatori”. Se gli “altri politici” ci sanno prendere solo in giro, se non c’è altro da fare e non abbiamo più nulla da perdere, se tutto ciò è vero, allora forse è arrivato il momento di provarci, o no?
Nessuno ci prenda in giro asserendo che ciò che è accaduto non cambia le cose. Le cose cambiano e naturalmente in peggio.
L’abrogazione del comma 3 dell’articolo 16 della legge Comunitaria 2008- 79/409 mette i bastoni tra le ruote ad ogni possibilità di definire tempi più idonei per l’esercizio dell’attività venatoria e soprattutto pone un ulteriore freno a quel processo di modifica della 157/92 che ancora oggi, a pochi giorni dalle elezioni europee e amministrative, non ha dato frutti auspicati. La modifica della 157/92 ci vuole e deve essere vera. L’impegno di chi vi lavora deve essere rapido.
Se non si riesce a modificare oggi una legge che stimolerebbe i consensi dell’intera nostra categoria, nell’imminenza di una tornata elettorale, quale considerazione di platonico affetto ci potrebbe far sperare in una concreta risoluzione postuma del problema? Meditiamo amici.
Sia chiaro: noi sosteniamo ogni impegno in tal senso e diamo pieno appoggio a chi porta avanti il progetto, ma se proprio dobbiamo cadere preferiamo cambiare buca e non farci fare lo sgambetto da nessuno.
Da nessun Caronte accettiamo passaggi e fino a quando non abbiamo la barca andiamo a nuoto.
La querelle di questi giorni è l’ennesimo esempio del contrasto più ostinato e scrupoloso degli ultimi anni contro l’attività venatoria.
C’è la Brambilla (Pdl), rossa e pericolosa, come dicevano i nostri nonni, scialba e limitata come domani ricorderanno i nostri figli; messa li a fare la guida turistica senza che nessuno le abbia dato il diploma; emette sentenze e paventa disastri, riesce a parlare tanto e ancora tanto, senza poi dire nulla di concreto.
C’è la Cenni (Pd) che si preoccupa degli impulsi che alimentano la crescita nel Paese di un forte sentimento contrario all’attività venatoria, quando, proprio lei, di questo sentimento è paladina.
Ci sono Gottardo (Pdl) e Catanoso (Pdl) che ci dicono “bimbi va tutto bene”, che non è cambiato nulla e lo hanno fatto per noi, “adesso dai, dimenticate tutto e dormite bene, domani al risveglio non ricorderete nulla e a Giugno votate per noi”. Le facce di bronzo sono un marchio di fabbrica!
Ci sono poi Russo (Pdl), Cacacci (Pdl), Granata (Pdl); anche loro fanno parte di quegli eletti che meno di un anno fa si candidavano col Pdl accettando e sottoscrivendo il programma che tra le altre cose prevedeva una revisione della materia venatoria. E ce ne sono tanti ancora.
Ci sono tutti loro….. e poi ci siamo noi, ma soprattutto ci siete voi.
Facciamogli vedere che in cabina sapremo rispondergli come meritano.
CACCIA AMBIENTE
DIREZIONE NAZIONALE
