venerdì 28 dicembre 2007

Il presidente risponde a Lorenzo Pedemonte

Caro Lorenzo, credo non vi siano problemi per la concessione del porto d'armi atteso che il tuo problema purtroppo riguarda gli arti inferiori.Comunque ti farò sapere agli inizi dell'anno:ho scritto al nostro amministrativista di fiducia ponendogli il quesito
Quanto alla caccia potresti benissimo fare quelle da appostamento ( tordi allodole colombacci e altro ) che non richiedono particolari attività motorie.
Grazie per averci contattato e a presto risentirci.Intanto per il prossimo anno un augurio e un " in bocca al lupo "
Angelo Dente

giovedì 27 dicembre 2007

Adesso la passione sta tornando

Buongiorno, io ho 43 anni e non vado piu a caccia dal 1985 anno in cui è mancato mio padre con cui andavo a caccia.
Adesso la passione sta tornando e vorrei ritornare ad andarci, pero ho 2 problemi per i quali vorrei i vostri consigli.

1) non ho il porto d'armi e avrei bisogno di tutte le informazioni per prenderlo

2) a causa di un incidente stradale mi hanno amputato la gamba sinistra all'altezza della coscia, non so se questo sia un problema per prendere la licenza di caccia, ma se posso prenderla che tipo di caccia secondo voi sarebbe la piu adatta nelle mie condizioni, dimenticavo, io vivo a Genova quindi la mia zona sarebbe la liguria.

In attesa di una Vs risposta vi ringrazio anticipatamente.
Lorenzo Pedemonte
lorenzopedemonte@hotmail.com

mercoledì 26 dicembre 2007

Ci mancava, proprio ci mancava un'altro partito...

ci mancava, proprio ci mancava un'altro partito.............
meno male che qualcuno ci ha pensato a spesa di tutti gli Italiani.
Bravi !!!!!!!!!!!!!
post@trstv.it

Se ne sentiva la mancanza... buona pesca.

Se ne sentiva la mancanza... buona pesca.

VideoMaster
CUST34ae@videomastersrl.191.it

"AUGURI DAL PARTITO TERRA D 'ITALIA."

Il giorno 21/12/2007 alle ore 22:25:34 (+0100) il messaggio con Oggetto
"AUGURI DAL PARTITO TERRA d'ITALIA." e' stato inviato dal mittente "info@pec.terraditalia.org"
e indirizzato a:
partitodeicacciatori@gmail.com "posta ordinaria"
Il messaggio originale e' incluso in allegato, per aprirlo cliccare sul file "postacert.eml"
L'allegato daticert.xml contiene informazioni di servizio sulla trasmissione

Per conto di info@pec.terraditalia.org

Auguri di Giacomo Gondoni Presidente Caccia Ambiente

Festività 2007-2008
Ill.mo Signor Presidente Angelo Dente,
auguro a Lei e Suoi cari un sereno Santo Natale ed un felice 2008.
Giacomo Gondoni
presidente@cacciaambiente.org

venerdì 21 dicembre 2007

SCONTATO E FIN TROPPO PREVEDIBILE

Cosi come ho avuto modo di sottolineare venerdì 7 dicembre a conclusione dell’intervento titolato “ Storia del perché di un partito”, l’autorevole estensore di un articolo apparso sul n 2088 di DIANA concludeva, a proposito della questione ZPS e ZSC, che “…..vi è bisogno di una posizione ferma decisa e condivisa a difesa della caccia e dei cacciatori.Ci auguriamo che chi è proposto a farlo (il riferimento era alle associazioni venatorie n.d.r.) sappia trovare la forza per quello scatto di orgoglio che ridarebbe alla caccia italiana, ingiustamente vituperata, un po’ della dignità che le spetta…..”
Lo stesso autore, Marco Ramanzini, sul n 2091, riprende il discorso lamentandosi che il decreto sulle ZPS e ZSC “….come era inevitabile che fosse…” è stato pubblicato sul n 258 della Gazzetta Ufficiale.
L’autore si lamenta “…del silenzio quasi generale con cui la pubblicazione del decreto è stata accolta, quasi con rassegnazione. Un silenzio - si legge ancora nell’articolo - che ultimamente sta lasciando spazio alla nascita di movimenti e partiti che, pur comprensibili e per ceri aspetti interessanti, hanno dimostrato per il passato di non essere la soluzione del problema….”
Allo stimato autore andrebbe suggerita una riflessione sull’espressione “.. com’era inevitabile che fosse..” Essa, infatti, appare impropria se riferita all’approvazione del decreto, ma attinente se diretta al costante silenzio delle associazioni che, ancora una volta, hanno dimostrato la qualità e quantità del sostegno fornito ai cacciatori.
E, dunque, caro Ramanzini, provi a dare qualche ritocco alla terminologia e ad aggiustare la “mira“.Si accorgerà che, non il decreto, ma il silenzio delle associazioni, era SCONTATO E FIN TROPPO PREVEDIBILE!
Quanto alla considerazione che la nascita di partiti e, quindi, del nostro partito, non sia la soluzione del problema, ribadiamo quanto già espresso in precedenza: esso rappresenta la sfida che ci siamo preposti di affrontare. Sicchè non affrettiamo dichiarazioni che potrebbero, in futuro, essere smentite……………
Angelo Dente

RISPOSTA A PIERPAOLO DEZZANNI DEL PRESIDENTE

Caro Pierpaolo,
Non ci occupiamo solo di caccia, ma anche di pesca: la quantità degli interventi sull’una o sull’altra materia è rimessa solo ai vostri interventi.In tal senso potrai notare che sul blog vi sono stati interventi mirati per la pesca con problematiche che riguardano, per esempio, i parchi marini.
Comunque il responsabile in zona centro sud è Giuseppe Tortorella tel. 089.2578630 - 328. 9560061 a cui potrai rivolgerti per qualsiasi esigenza o chiarimento.
Considerato che hai toccato un punto nevralgico del nostro programma, del che ti ringrazio, ossia la ricerca di responsabili in tutt’Italia, sia per la caccia che per la pesca, perché non decidi di essere oltre che spettatore anche protagonista, impegnandoti a ricoprire tale carica per la tua zona?
Ti ringrazio e aspetto una tua risposta, che mi auguro positiva.
Angelo Dente

giovedì 20 dicembre 2007

Parlate solo di caccia

Gentile presidente
Vedo che parlate solo di caccia, come mai se vi definite partito dei cacciatori e dei pescatori?
Chi è il vostro referente per la pesca sportiva?
Vivo a Gardone Riviera e mi chiedo a chi mi devo rivolgere in zona?
In attese di vostre
Pierpaolo Dezzanni

Continua La storia della caccia

La caccia con i cani
Nessuna delle varie specie animali addestrate per la caccia ha mai avuto un'importanza paragonabile a quella dei cani. Dopo l'addomesticazione il cane perse la propria indipendenza evolutiva diventando un aiuto prezioso aiuto per la caccia. I cani da caccia moderni sono il risultato di millenni di selezione genetica ad un livello che è unico nel sue genere.

Atteone viene divorato dai suoi cani.L'utilizzo dei cani da caccia risale all'alba della civiltà umana, la parola stessa caccia deriva dal greco antico kynègia che a sua volta deriva da kynos, cioè cane. Nell'impero ottomano 33 o 34 delle 196 compagnie di Giannizzeri erano Sekban, cioè custodi dei cani.

Oggi i cani sono usati per inseguire o riportare la selvaggina e a volte per ucciderla. L'olfatto sensibile dei cani permette ai cacciatori di inseguire e uccidere prede che, altrimenti, sarebbero molto difficili o pericolose da cacciare.

La caccia moderna
Testa di elefante africano, ambito trofeo di caccia grossa, durante il periodo della colonizzazione africanaQuella che un tempo era la caccia aristocratica è oggi un hobby, diffuso in modo relativamente uniforme tra le classi sociali. I cacciatori possono essere motivati dal divertimento o dal raccoglimento di trofei.

Solitamente i cacciatori dilettanti ritengono che passare del tempo all'aria aperta, in ambienti relativamente selvaggi, e lontano dai sentieri più frequentati, sia una parte essenziale dell'attività venatoria.

La caccia in Italia
In Italia il numero dei cacciatori è in diminuzione, infatti sono passati dai 1.701.853 del 1980 ai 791.848 del 2001 [4] con un calo netto del 53.5%, mentre l'età media sta aumentando. Tutto ciò è indice del fatto che ormai questa pratica è diffusa prevalentemente tra gli anziani e che riscuote uno scarso interesse tra i giovani.

L'attività venatoria è regolamentata dalla legge n. 157 del 17 febbraio 1992, anche se le regioni possono approvare delle deroghe a tale normativa.

mercoledì 19 dicembre 2007

Invito a visitare il portale ARMISHOP

Colleghi cacciatori vi segnalo un sito molto interessante dove mi rivolgo spesso
http://www.armishop.it/
Un vostro parere
Stefano Delle Chiaie

La caccia nelle società agricole e pastorali

Come l'agricoltura e l'allevamento diventarono più diffusi la caccia mantiene un ruolo importante nella cultura, dove l'ambiente naturale e le condizioni sociali lo permettono. La caccia può essere diretta verso predatori che predano gli animali domestici o per estirpare animali selvaggi che concorrono nell'utilizzo delle risorse naturali, quali acqua e foraggio.
:la prima è la caccia professionale, svolta con equipaggiamento e allenamento appositi. L'altra specialità è la caccia sportiva, un tempo prerogativa delle classi sociali più elevate.
In gran parte dell'Europa medievale le classi sociali più elevate (aristocrazia e clero) avevano come privilegio il diritto esclusivo di cacciare (e a volte pescare) in certe zone del territorio feudale. All'epoca la selvaggina era ancora una fonte importante di cibo e pelliccia, solitamente procacciata da cacciatori professionisti; la violazione di questo privilegio era considerata una offesa criminale ome riportato, ad esempio, nella leggenda di Robin Hood accusato di aver cacciato il cervo del re.

Come la selvaggina divenne un lusso piuttosto che una necessità la sua pratica divenne codificata. La caccia, solitamente a cavallo, di animali pericolosi, quali leoni o cinghiali selvatici, prese il posto dei tornei medievali diventando un passatempo onorevole e competitivo per l'aristocrazia permettendo di provare la proprià abilita di guerra in tempo di pace.

Radici antiche

Diana cacciatrice.La caccia è una delle più antiche attività conosciute in quanto risale sicuramente alla nascita della specie Homo sapiens. Sebbene gli antenati della specie umana più remoti fossero in prevalenza insettivori sono stati ritrovati reperti, risalenti a 1.8 milioni di anni fa, che provano come gli ominidi si procacciassero grandi animali per il sostentamento; non è tuttavia del tutto chiaro se fossero prevalentemente cacciatori attivi o raccoglitori di carogne.[2] La caccia era una componente cruciale per le società di cacciatori-agricoltori, prima che si iniziassero ad addomesticare i primi animali e prima del sorgere dell'agricoltura. Sono state ritrovate in Asia prove fossili dell'utilizzo di lance per la caccia, la cui datazione riconduce a circa 16200 anni fa.[3]Secondo alcuni storici la caccia potrebbe aver contribuito al rimpiazzo della megafauna dell'olocene con gli erbivori più piccoli delle epoche successive.

Con l'avvento del linguaggio e della cultura la caccia diventò un tema ricorrente di storie e miti, ma anche di proverbi, metafore e aforismi molti dei quali sono usati ancora oggi.

La prima tecnica di caccia è stata probabilmente la caccia per sfinimento praticata dagli uomini del paleolitico. Poiché l'epoca è precedente all'invezione delle armi da lancio, quali lance e archi, l'unico modo per cacciare una preda era di inseguirlo per lunghe distanze.

Forse per questo scopo gli ominidi diventarono bipedi; la postura eretta che riduce la velocità di corsa e quindi le probabilità di catturare una preda dopo un inseguimento breve, ma permette una migliore durata e può favorire la caccia per sfinimento. Anche lo sviluppo delle ghiandole sudoripare (assenti nella maggior parte dei mammiferi) e la mancanza di pelo degli umani può aver favorito questo tipo di caccia permettendo di mantenere la temperatura corporea abbastanza bassa durante una lunga corsa nel calore del giorno.

La caccia per sfinimento viene ancora praticata dai cacciatori-raccoglitori del deserto del Kalahari nell'Africa meridionale. Durante una partita di caccia mirante allo sfinimento di un'antilope del Kalahari centrale l'animale non viene bersagliato con proiettili ma solamente inseguito. La temperatura dell'aria può essere compresa tra i 40 e i 42 °C e la caccia può durare da due fino a 5 ore per un percorso totale tra i 25 e i 30 km. Il cacciatore insegue l'antilope che scappa fino a portarsi fuori vista; tuttavia inseguendolo correndo ad un buon passo è il cacciatore riesce a raggiungerlo prima che abbia avuto il tempo di riposarsi all'ombra. Ad un certo punto la preda è troppo esausta per continuare a correre e può essere uccisa a breve distanza con una lancia.

Sebbene gli animali domestici fossero diventati piuttosto diffusi, la caccia continuò ad essere una fonte importante di cibo anche dopo lo sviluppo dell'agricoltura. I materiali e il nutrimento aggiuntivo derivanti dalla caccia comprendevano proteine, ossa da lavorare, tendini, pelo o penne, pelli grezze e cuoio utilizzate per la produzione di abiti e la costruzione di ripari. Le prime armi da lancio erano sassi, lance (a volte atrezzate con un propulsore, o atlatl), archi e frecce

Negli antichi altorilievi, in particolare in Mesopotamin, i re venivano spesso rappresentati come cacciatori alla presa con bestie di grandi dimensioni, come i leoni; solitamente su un carro da guerra, cosiderato simbolo virile. L'archetipo è probabilmente il leggendario re biblico Nimrod. L'importanza psicologica e culturale della caccia nelle società antiche è rappresentata dalle dività associate, quali il dio cornuto Cernunnos o la dea greca Artemide e l'equivalente romana: Diana. Molti taboo erano relativi alla caccia; l'associazione mitologica di una certa preda con una divinità poteva riflettersi in restrizioni alla caccia come, ad esempio, il divieto di caccia nelle vicinanze di un tempio. Ad esempio la storia di Artemide e Atteone, narrata da Euripide, può essere interpretata come un monito verso il disprezzo per le prede e il vanto.

La caccia è ancora vitale in molte società, in particolare quelle non adatte alla pratica dell'agricoltura e dell'allevamentp. Gli Inuit dell'artico cacciano, con armi e trappole, animali per il cibo e per produrre le complicate tende (formate da decine di pezze di pellame) che possono resistere alle rigide temperature. Dalle pelli impermeabili dei mammiferi marini producono canoe, guanti, abilti e calzature.

Con l'addomesticazione del cane, degli uccelli da preda e del furetto sono state sviluppate varie forme di caccia con l'aiuto di animali. Allo scopo sono state selezionate delle precise razze di cane: segugi, cani da punta o da riporto.

martedì 18 dicembre 2007

In quegli anni la caccia non era "orribile" come ora

Il mio cane in addestramento su quaglie nel 1968. In quegli anni la caccia non era "orribile" come ora....caccia divertimento
Per vedere il video:

http://it.youtube.com/watch?v=J_UsCPcthqU

BRINA A QUAGLIE

Per vedere il filmato:
http://it.youtube.com/watch?v=FF8EM8_lC64

Divagazioni sulle motivazioni interiori di un Arciere-Caciatore

Per milioni di anni l’uomo ha cacciato con schegge di pietra affilate, surrogando gli artigli, le mandibole possenti e i canini dei predatori selvatici. Il suo cervello si è evoluto grazie allo sforzo di trarre dalla natura gli elementi per sopravvivere, riavvicinarsi ad essi per riscoprirli oggi è una lezione preziosa.
L'arco è l'ultimo della progenie delle astuzie e degli inganni umani, migliaia di anni ci separano dal grande balzo che ha decretato la massima esaltazione del concetto dell'inganno totale, la caccia ed il colpire a distanza. Oggi cacciare con un’arma primitiva è un viaggio nel tempo per cacciare come gli antichi, ed un invito per riscoprire il rapporto essenziale con il sé "primitivo".
La passione per la caccia con l’arco, le sue tradizioni, la cultura venatoria primitiva e il fascino della storia dell’uomo sono chiamate potenti. E come tali, per molti come me, irrinunciabili. Nell’excursus della mia carriera di arciere "moderno" e cacciatore ho sempre visto con interesse, a volte frammisto a timore reverenziale, tutto l’incredibile mondo di questa cultura che ha accompagnato le ere dell’uomo nella sua evoluzione. Ho sempre individuato come punto di arrivo, come meta finale, la caccia fatta integralmente con strumenti veramente primitivi, vedendo in ciò una sorta di purificazione totale, penalizzante oltremodo dal punto di vista della quantità del risultato, ma premiante da quello della qualità, ed estremamente avvincente e ridimensionante la figura umana del cacciatore, in ultima analisi dell’uomo.
Il cacciatore moderno pratica la sua attività per sport. Sport, nella sua etimologia originaria va inteso come impiego del tempo libero, ed evasione dal lavoro di tutti i giorni, non sempre gratificante ed a volte frustrante. E nello stesso tempo il "piacere" del poter disporre del proprio tempo libero viene espresso nell’uomo d’oggi da attività logicamente poco faticose, rilassanti e impegnative il meno possibile. Chi sono allora questi cacciatori che faticano, sudano, rischiano la vita per la loro passione, e che trovano gratificazione da tutto ciò?
Oggi sport è sinonimo di ben altro per certuni, significa competitività, significa paragonarsi con altri per dimostrare la propria superiorità, eccellere tra tutti per alimentare il proprio ego.
Questo non coincide con ciò che la caccia significa per me e per altri della mia tribù. Il paragonarsi con l’elemento selvatico e primitivo della popolazione dei boschi deve servire per ridimensionare il proprio ego abituato fin troppo a porsi in competizione per il successo, per evidenziare a forti tinte un rapporto perduto tra l’uomo e l’animale che con il progresso è andato via via indebolendosi fino a scomparire nella sostanza.
In definitiva, uno dei problemi più pressanti del nostro secolo è proprio il dramma della collocazione dell’umana esistenza e della sua razionalità presunta nell’ambito della collettività degli esseri viventi in Natura. L’uomo, parafrasando Ortega y Gasset, è un animale che ha perso quasi completamente il sistema dei suoi istinti, in cambio di una vita vuota e della facoltà di ragionare e di esserne consapevole. Nel trovarsi ad esistere conserva di questo sistema istintuale solo residui incompleti, incapaci di imporgli una linea di comportamento.
Si trova così davanti ad un vuoto pauroso che deve colmare.
La Caccia in questo problematico contesto si può porre come soluzione, a patto di penalizzare il beneficio della civiltà, della presunta superiorità intellettuale e strumentale acquisita con il progresso, e puntare verso una situazione di parità virtuale in cui l’uomo diventa apprendista dei suoi istinti sopiti.
In parole povere l’efficacia dell’uomo cacciatore, ridotta alla perfezione delle sue armi non ha nulla in comune con lo scopo di questa Caccia. Non c’entra niente. Limitarsi significa soffrire nella ricerca, umiliarsi nei goffi tentativi di surrogare il predatore vero, rinunciare al carniere facile per tante piccole scoperte, emozioni, sensazioni perdute che nulla hanno a che vedere con la ragione. Limitare-limitarsi nella Caccia è imitare la Natura.
Questo tedioso preambolo per spiegare perché sempre più persone si dedicano alla Caccia Primitiva. Sempre più cacciatori rinunciano a freezer colmo in cambio di fatica, sudore ed "insuccessi venatori", così come li potrebbe intendere l’uomo schiavo del consumismo.
Ma cosa è questa caccia primitiva? Fino a qualche anno addietro credevo che cacciare con l’arco fosse già di per sé stessa una scelta coraggiosa. Credevo che lo strumento in sé fosse sufficiente per identificare uno stile di vita, un filosofico modo di avvicinarsi alla Natura. In parte è così. Lo strumento di caccia non fa il monaco, e lo spirito giusto (come lo intendo) può emergere con qualsiasi arma. Però...c’è un però. Se l’arma è poco evoluta, confrontata all’arma da fuoco e i suoi cannocchiali,
costringe al rapporto ravvicinato. Questa costrizione, di per sé, può essere annullata.
Avvicinarsi al daino ignaro è pura arte, avvistarlo nel bosco è già difficile di per sé stesso. La regola d’oro di ogni buon cacciatore responsabile è basata sulla totale sicurezza di poter mettere il colpo a segno nell’area vitale, viceversa si deve rinunciare al tiro.
Se da 200 metri si è ben nascosti (non si è penetrati nell’area d’allerta del selvatico) con un buon tiro lo si abbatte sul colpo. Ed il gioco è (quasi) fatto. Cento, centocinquanta, duecento metri sono l’ordine di grandezza "medio" di questo range di sicurezza per un cacciatore armato di carabina.
Ma strisciare per interminabili minuti avvicinandolo al limite del proprio range di certezza (o di sicurezza), quella distanza dalla quale non si sbaglia mai (!), per un arciere significa non solo penetrare l’area d’allerta dei sensi "fisici", ma significa sfidare quegli imperscrutabili e misteriosi sensi d’allarme che si manifestano quando la preda usa l’istinto di conservazione come radar potentissimo nel rivelare l’aggressività del predatore. E non è più un gioco.

Chi lo ha provato sa che a dieci metri un daino può essere ingannato con una buona tecnica nei sensi (vista, udito, olfatto) ma se l’ingombrante volitività dell’uccidere del cacciatore è forte ed incontrollata, non c’è verso di farlo. Anticamente i guerrieri ben sapevano di queste percezioni, o istinti, e si addestravano nel percepirli (nella difesa) o nel mascherarli (nell’attacco). Relegare l’Ego in un cantuccio, e la razionalità deterministica a casa cercando di farsi trascinare dagli eventi in un flusso "naturale" ed essenziale, pare sia l’unica e difficilissima ricetta. Chi meglio di un animale governato dall’istinto può applicare questa regola? Il selvatico questi istinti li conserva, noi dobbiamo addestrarci duramente. Ecco quel motivo in più che fa la differenza nella scelta dell’arma, differenza sostanziale (da cento metri a dieci) e che svela un capitolo difficile e stimolante per il quale il carniere, od il trofeo, soccombono di importanza. Vien da sé che anche nell’ambito della scelta dell’arco e della freccia sussistano differenze. Se un moderno compound tecnologico, dotato di tutti gli optional ultimo grido, associato ad una buona tecnica d’uso può definirsi sicuro mediamente fino a trenta metri, un arco tradizionale accorcia il tiro a venti. Ed un arco ed una freccia primitiva ancor di più, dieci metri a volte sono troppi. Il perché è presto detto. Se le frecce moderne e le punte d’acciaio possono essere mortali tanto quanto delle buone frecce in legno con punte di selce o ossidiana, è pur vero che costruire/costruirsi un buon arco efficace in ugual misura a quello moderno è impresa ardua, se non impossibile. Per avere velocità di freccia paragonabili a quelle d’oggi, bisognerebbe tendere archi in solo legno di “peso” tali da costringere un arciere moderno ad un allenamento "professionale" impossibile da conciliare con una vita non basata sulla lotta alla sopravvivenza pura. Con questo non voglio dire che potendo farlo ciò sarebbe male, semplicemente trovo assai difficile proporlo e realizzarlo con i nostri ritmi di vita, legati ad un ben altri concetti di "sopravvivenza".
Insomma, ci vogliono cure (per l’attrezzatura), conoscenze, sensibilità, pazienza, umiltà, allenamento e fatica, doti decisamente controtendenza per l’uomo del ventesimo secolo. Chi scende in campo per accennare il cammino, ben presto scopre un altro modo di vedere la Caccia. Ritualizza e ridimensiona e fa del suo apprendistato un percorso ricchissimo di scoperte, semplici ma sbalorditive. Come ogni buon percorso, le sue tappe sono vincolate all’intensità di colui che le percorre. La strada non è uguale per tutti, il tempo non scorre nella stessa maniera per ognuno. Personalmente la mia caccia è questo, e l’appagamento giunge per gradi anche nelle piccole cose.
Piccole? ci mancherebbe altro. Cose piccole viste con il grandangolo diventano enormi con l’obbiettivo da ritratto, e gigantesche con l’obbiettivo macro. E’ una questione di ottica, quindi, ottica che permette l’indagine verso situazioni e realtà che normalmente sfuggono all’occhiata distratta e superficiale di chi è abituato agli effetti speciali. Ecco così che la ricerca delle tracce diventa di per sé una Caccia favolosa, che l’avvistamento e l’avvicinamento da per loro diventano Puri Piaceri; e che le mille volte che la nostra goffa e maldestra attitudine predatoria fa fiasco, facendo fuggire il selvatico spaventato da chi sa quale nostro errore, scatena i più contrastanti effetti emotivi.
Quella fuga è anch’essa uno straordinario piacere. Il piacere d’assistere ad una strabiliante, seppur ovvia, rivincita della Natura sulla nostra presunzione. E’ assaporare per un istante ciò che per i nostri progenitori era consueta "lotta" per la selezione.

Giovanni Maio
http://www.unarc.it/

venerdì 14 dicembre 2007

Museo Venatorio Itinerante


Partirono due ore prima dell' alba, e dapprima non fu necessario spezzare il ghiaccio sul canale perchè erano già passate altre barche.
In ogni barca stava, al buio, in modo che si udiva senza vederlo, il barcaiolo stava ritto a poppa, col lungo remo. Il cacciatore era seduto
su uno sgabello fissato al coperchio di una cassetta che conteneva la colazione e le cartucce, e i suoi due o tre fucili erano appoggiati al mucchio di stampi...
Comincia così DI LA' DAL FIUME E TRA GLI ALBERI, romantico postumo di Ernest Hemingway, con uno splendido capitolo dedicato alla
caccia alle anatre nella laguna veneta.
Ma i lettori che non abbiano mai avuto domestichezza con il mondo della caccia stentano a capire, anche nei capoversi successivi, che cosa
siano mai questi stampi. Si tratta di un gergo tecnico, tradicibile solo a scapito della fluidità letteraria del testo. Come avrebbe fatto il povero
Hemingway a scrivere, anzichè stampi, imitazioni di anatre selvatiche ricavate da legno, sughero o erbe palustri, messe a galleggiare come
richiami intorno all' appostamento con pesi di piombo sommersi ad ancorette?
http://www.duckdecoy.it/

Alcuni cenni storici

La caccia è una delle più antiche attività conosciute in quanto risale sicuramente alla nascita della specie Homo sapiens. Sebbene gli antenati della specie umana più remoti fossero in prevalenza insettivori sono stati ritrovati reperti, risalenti a 1.8 milioni di anni fa, che provano come gli ominidi si procacciassero grandi animali per il sostentamento; non è tuttavia del tutto chiaro se fossero prevalentemente cacciatori attivi o raccoglitori di carogne.[2] La caccia era una componente cruciale per le società di cacciatori-agricoltori, prima che si iniziassero ad addomesticare i primi animali e prima del sorgere dell'agricoltura. Sono state ritrovate in Asia prove fossili dell'utilizzo di lance per la caccia, la cui datazione riconduce a circa 16200 anni fa.[3]Secondo alcuni storici la caccia potrebbe aver contribuito al rimpiazzo della megafauna dell'olocene con gli erbivori più piccoli delle epoche successive.

Con l'avvento del linguaggio e della cultura la caccia diventò un tema ricorrente di storie e miti, ma anche di proverbi, metafore e aforismi molti dei quali sono usati ancora oggi.

La prima tecnica di caccia è stata probabilmente la caccia per sfinimento praticata dagli uomini del paleolitico. Poiché l'epoca è precedente all'invezione delle armi da lancio, quali lance e archi, l'unico modo per cacciare una preda era di inseguirlo per lunghe distanze.

Forse per questo scopo gli ominidi diventarono bipedi; la postura eretta che riduce la velocità di corsa e quindi le probabilità di catturare una preda dopo un inseguimento breve, ma permette una migliore durata e può favorire la caccia per sfinimento. Anche lo sviluppo delle ghiandole sudoripare (assenti nella maggior parte dei mammiferi) e la mancanza di pelo degli umani può aver favorito questo tipo di caccia permettendo di mantenere la temperatura corporea abbastanza bassa durante una lunga corsa nel calore del giorno.

La caccia per sfinimento viene ancora praticata dai cacciatori-raccoglitori del deserto del Kalahari nell'Africa meridionale. Durante una partita di caccia mirante allo sfinimento di un'antilope del Kalahari centrale l'animale non viene bersagliato con proiettili ma solamente inseguito. La temperatura dell'aria può essere compresa tra i 40 e i 42 °C e la caccia può durare da due fino a 5 ore per un percorso totale tra i 25 e i 30 km. Il cacciatore insegue l'antilope che scappa fino a portarsi fuori vista; tuttavia inseguendolo correndo ad un buon passo è il cacciatore riesce a raggiungerlo prima che abbia avuto il tempo di riposarsi all'ombra. Ad un certo punto la preda è troppo esausta per continuare a correre e può essere uccisa a breve distanza con una lancia.

Sebbene gli animali domestici fossero diventati piuttosto diffusi, la caccia continuò ad essere una fonte importante di cibo anche dopo lo sviluppo dell'agricoltura. I materiali e il nutrimento aggiuntivo derivanti dalla caccia comprendevano proteine, ossa da lavorare, tendini, pelo o penne, pelli grezze e cuoio utilizzate per la produzione di abiti e la costruzione di ripari. Le prime armi da lancio erano sassi, lance (a volte atrezzate con un propulsore, o atlatl), archi e frecce

Negli antichi altorilievi, in particolare in Mesopotamin, i re venivano spesso rappresentati come cacciatori alla presa con bestie di grandi dimensioni, come i leoni; solitamente su un carro da guerra, cosiderato simbolo virile. L'archetipo è probabilmente il leggendario re biblico Nimrod. L'importanza psicologica e culturale della caccia nelle società antiche è rappresentata dalle dività associate, quali il dio cornuto Cernunnos o la dea greca Artemide e l'equivalente romana: Diana. Molti taboo erano relativi alla caccia; l'associazione mitologica di una certa preda con una divinità poteva riflettersi in restrizioni alla caccia come, ad esempio, il divieto di caccia nelle vicinanze di un tempio. Ad esempio la storia di Artemide e Atteone, narrata da Euripide, può essere interpretata come un monito verso il disprezzo per le prede e il vanto.

La caccia è ancora vitale in molte società, in particolare quelle non adatte alla pratica dell'agricoltura e dell'allevamentp. Gli Inuit dell'artico cacciano, con armi e trappole, animali per il cibo e per produrre le complicate tende (formate da decine di pezze di pellame) che possono resistere alle rigide temperature. Dalle pelli impermeabili dei mammiferi marini producono canoe, guanti, abilti e calzature.

Con l'addomesticazione del cane, degli uccelli da preda e del furetto sono state sviluppate varie forme di caccia con l'aiuto di animali. Allo scopo sono state selezionate delle precise razze di cane: segugi, cani da punta o da riporto.
Diodato Pederzoli

Progetto "TIPS" e Caccia al cinghiale

Nell'ambito del progetto/studio denominato " TIPS-Italia", UNARC (Unione Nazionale Arcieri Cacciatori) ha disposto, per il giorno 16 dicembre 2007, l’effettuazione di una battuta di caccia al cinghiale da svolgersi nei territori dell’ ATC 1 di Salerno. La battuta sarà effettuata con il metodo della braccata dalle squadre “miste” (composte da arcieri e cacciatori tradizionali) in possesso di regolare autorizzazione rilasciata dall’amministrazione provinciale.
In questo quadro, mi pregio sottoporre all'attenzione dei lettori una breve presentazione del suddetto progetto. Iinvito formalmente, inoltre, il presidente del neocostituito Partito dei Cacciatori, Dr. Angelo Dente, a prendere atto del modello venatorio espresso dagli arcieri-cacciatori salernitani, al fine di valutare la possibilità di partecipare ufficialmente ai lavori del Comitato Scientifico UNARC ed individuare strategie comuni anche sul piano dell'impegno politico.

Presentazione Progetto TIPS.

TIPS è un progetto di ricerca sperimentale sulla balistica terminale del proiettile-freccia, in funzione della morfologia della cuspide e del sistema di fissaggio all’asta, a cui si aggiungono le analisi delle variabili comportamentali umane del cacciatore, in un contesto di prelievo reale di selvaggina. Il progetto si avvale della collaborazione di un network internazionale di associazioni private specializzate nella caccia con armi primitive (Arco e Frecce), i cui contributi potranno essere raccolti tramite l’interfaccia Internet per costituire uno specifico Data Base. I dati raccolti dagli abbattimenti verranno analizzati secondo più chiavi di lettura da un gruppo di studiosi e ricercatori nelle discipline dell’Etnoarcheologia, Antropologia, Paleozoologia e Archeologia Sperimentale (Project Team UNARC).

Obiettivi del progetto:

Il progetto TIPS (Terminal Impact Projectile Study) si propone, come obiettivi principali, di risolvere sperimentalmente alcuni interrogativi sulla re-interpretazione funzionale dei reperti archeologici, relativi all’attrezzatura arcieristica preistorica moderna; questo verificando (in situazioni di caccia reale) le possibilità di correlare, con ragionevole certezza, il rapporto forma/funzione della cuspide al sistema d’arma. In altre parole, il progetto vuole ottenere dati sperimentali utili per discernere nei records archeologici tra punte di proiettile destinate all’immanicamento su asta di freccia (per l’arco) da quelle destinate al montaggio su giavellotto (per il propulsore), utilizzando la discriminante morfologica e fisica - unitamente agli attributi dinamici del sistema e alle caratteristiche intrinseche d’uso - in ambito reale di caccia. Particolare risalto avrà lo studio delle armature epigravettiane (punte a dorso e a cran) relative ai contesti di scavo principali del nord Italia (Riparo Tagliente, Grotta della Paina, ecc.) e del sud Italia (Grotta Pagliacci e Grotta dell’Angelo) per via delle ricche collezioni da cui sono caratterizzate.
Obiettivi ulteriori del progetto sono quelli di approfondire la conoscenza della balistica terminale relativamente ai sistemi di connessione tra proiettile ed asta (freccia o giavellotto) approfondendone le caratteristiche d’accoppiamento e inferendo sulle componenti generali del processo venatorio “a distanza”, sia negli aspetti legati alla cultura materiale sia a quella comportamentale del cacciatore nell’ambito delle strategie venatorie moderne.
Il Progetto ha permesso la creazione e l’attivazione di un gruppo di ricerca sperimentale italiano (Team scientifico UNARC ) con il compito di fungere da “campione” e da strumento di monitoraggio/controllo diretto delle procedure, con l’impegno allargato di verificare i protocolli operativi in modo da poter modificare eventualmente “work in progress” l’andamento dell’esperimento globale.
Il lavoro da compiere è quindi la raccolta dati, su un vasto range di ambiti venatori e l’analisi comparata dei loro records, effettuata in modo da tener conto delle diversità tra le varie attitudini strumentali e comportamentali dei cacciatori che si sottopongono all’esperimento, sia nei singoli microsistemi locali funzionali, sia relativamente ai rapporti tra il cacciatore, le metodologie di caccia, la preda (cinghiale) e l’ ecosistema.

Giovanni Maio
Presidente UNARC
www.unarc.it

giovedì 13 dicembre 2007

ASSOCIAZIONE CACCIATORI VENETI

L' Associazione Cacciatori Veneti è sorta allo scopo di difendere i cacciatori da tutti i soprusi, maldicenze ed angherie che quotidianamente vengono perpetrati nei confronti del mondo venatorio.

Gli scopi principali dell'Associazione sono:

Ripristino delle cacce tradizionali Venete
Ridare dignità al mondo venatorio equiparando i cacciatori Veneti a quelli Europei
Promuovere la qualificazione dell'attività venatoria
Favorire l'unità di tutti i cacciatori del Veneto
Diffondere sia tra i cacciatori che nell'opinione pubblica gli aspetti culturali delle tradizioni venatorie Venete
Promuovere l'incremento del patrimonio faunistico attraverso la salvaguardia dell'ambiente
Favorire un corretto rapporto tra mondo agricolo e mondo venatorio
Rappresentare gli interessi dei cacciatori nelle varie istituzioni locali, nazionali ed europee
Tutelare legalmente il cacciatore e ricorrere con ogni mezzo contro la denigrazione del mondo venatorio

Associazione Cacciatori Veneti

Notizie ANSA

Due persone sono morte accidentalmente durante due distinte battute di caccia. La prima vittima, Josef Kofler, 60 anni, e' caduta in un burrone in alta Val di Fosse, ai confini fra Alto Adige e Austria. L'uomo e' scivolato su un tratto ghiacciato. Nelle Marche, invece, un uomo di 72 anni e' morto per un colpo di fucile sparato per errore in una battuta al cinghiale nelle campagne dell'Ascolano.
Fonte ANSA

Un parere di Giovanni Maio

Anche io convengo che la Caccia al cinghiale deve essere intesa come "Caccia di specializzazione". Per questo, come potrai verificare collegandoti al sito www.unarc.it, la mia associazione propone una seria formazione dei caposquadra, che bisognerebbe allargare a tutti i cinghialai.

Giovanni Maio
www.unarc.it

martedì 11 dicembre 2007

E' sicuro che è morto ?

Pippo e Angelo si accordano per uscire a caccia insieme. Dopo un pò di cammino Pippo scivola maldestramente da una riva, cade e perde i sensi, Angelo, imbranato e impacciato va in panico e chiama il pronto soccorso: "Pronto, aiutatemi, il mio amico è morto!! Non mi risponde più, sono disperato, ditemi che devo fare!!!" L'operatore risponde: "Non si preoccupi, stia calmo; per prima cosa deve assicurarsi che il suo amico sia realmente morto!"L'operatore non sente più nulla...poi...uno sparo! Angelo, riprende il telefono; "Bene, ora sono sicuro che è morto...adesso che devo fare?"
Auguri di buon Natale a tutti gli amici cacciatori
Federico De Masi

PER UN MOMENTO DI RIFLESSIONE: SENZA SCREDITARE, e/ o OFFENDERE .

Amici la stagione della caccia al cinghiale è nel vivo in molte regioni in altre, tipo la mia siamo oramai alle battute finali ,scusate le battute. Ascoltando gli amici del sito tutti quanti siamo più o meno contenti di come stanno andando le cose un po’ in generale per la penisola,isole comprese a parte qualche problema burocratico che ci avevano segnalato all’inizio della stagione venatoria per il resto catture se ne fanno, le squadre sono sempre più numerose, e con questo gente che socializza, e sicuramente un grande fatto culturale per ricordare a qualcuno che non vuol sentire che la caccia è ancora un miscuglio tra cultura e tradizioni. Ma amici purtroppo ci sono cose meno belle purtroppo di cui parlare gli INCIDENTI DI CACCIA: sono mortificato, deluso, con il cuore a pezzi, quando apprendo queste notizie, e mi chiedo ma come può succedere? Può darsi che lo sport che più mi piace ammazza cosi frequentemente? E allora perchè tutto questo?Gli ultimi anni la caccia al cinghiale essendo poi l’unico selvatico ancora abbondante ha conosciuto un incremento spaventoso in tutta la nostra penisola, e colpa specialmente delle istituzioni incapaci, improvvisate, e menefreghiste hanno redatto regolamenti vomitevoli, un po’ per tutto lo stivale causando mali, e malumori. Adesso per fare una squadra in certe regioni si deve passare dal collocamento cinquanta settanta, ottanta persone reclutate, qualche amico fatto rinnovare all’ultimo minuto, dicendogli mi serve il numero, e magari gli chiede pure se è ancora vivo il nonnetto che si era già ritirato anni prima. Amici tutto nasce da qua, la caccia al cinghiale non è per tutti, non è per gente che da anni con in dovuto rispetto è andata al passo. Non è per gente che per anni è andata a quaglie, ovvero questo tipo di cacciatore va formato inserendolo con gente esperta, facendogli notare specialmente il pericolo che essa comporta, e magari se non se la sente continuasse a sparare ai volatili qui è altra cosa, e poi amici diciamoci il vero non lo ha mica ordinato il medico che uno deve andare pè cignali?Quindi amici io mi assumo l’onere di invitarvi a cominciare a selezionare anche il postaiolo non solo il segugio, lui non fa male a nessuno, ma un postaiolo che ha paura e spara allo sfruscio, benché i giubbettini può farci leggere tante di queste brutte notizie. Ma penso che dobbiamo andare avanti e prendere tutto il bello che questo sport ci offre specialmente con la compagnia dei nostri cani. In questi giorni sul forum si è aperta una bella discussione su incroci sì o no?Io innanzitutto non mi permetto di dire se fate bene o fate male, ognuno fa quello che vuole, o almeno crede che stia facendo bene. Io per conoscenza acquisita senza paura di essere smentito vi dico che in nessun altro paese del vecchio continente è cosi sviluppata, e questo amici ci deve far riflettere da dove nasce questa cultura? Perchè il cane crociato? Ma se per fare una razza ci vogliono minimi centocinquanta anni noi cervelloni lo vogliamo risolvere con un incrocio?Sì forse per una generazione, e poi? Punto di partenza no peggio son passati altri anni, hai perso altro tempo. Amici non perdete tempo le razze ci sono non serve creare niente e tanto meno mostri che mangiano le poste. I molossi non sono stati selezionati per andare a caccia, per fare ciò cè il bello, grande, unico, segugio qualunque razza esso è, il problema che si pone casomai è altro e si chiama addestramento, io vedo in giro tanti cani e di tutte le razze cani belli, in tipo ma non addestrati, non educati, baraonde di cani senza freno questo và visto e migliorato e ricordiamoci che il segugio specialista sarà il cane del domani, malgrado molti non ci vogliono credere, o hanno paura che ciò avvenga. Un saluto a tutti amici cinghialai by scova

Avviso di Sicurezza:Richiamo su Rottweil Brenneke

La Bignami di Ora (Bz) rende noto che la Ruag Ammotec sta richiamando in azienda alcuni lotti di cartucce Rottweil con palla Brenneke, perché in alcuni casi si è verificato l'inconveniente del proiettile rimasto in canna. I lotti interessati sono stati prodotti tra il 2003 e il 2006 e possono essere riconosciuti perché nel numero di lotto, in quarta posizione da sinistra si leggono le lettere X, Y o Z (per esempio 43 LX 5). Inoltre, sono interessati i codici 52 VW 4 e 53 KA 3. Tutti gli altri codici di produzione NON sono interessati da alcun inconveniente. Chi fosse in possesso di questi lotti di cartucce, dovrà riportarle immediatamente al proprio rivenditore, che provvederà a sostituirle gratuitamente con cartucce di nuova produzione. L'avviso di sicurezza Ruag riguarda anche alcune cartucce a palla singola Geco che, però, non sono mai state commercializzate in Italia.
http://www.spaziocaccia.it/news/show_news.php?subaction=showfull&id=1181062380&archive=&template=

lunedì 10 dicembre 2007

Link a ALLEVAMENTO DEL MARTINETTO

Buongiorno, le comunico che a partire da domenica 9 dicembre sara visibile sul nostro sito, nella sezione LINKS, il collegamento al suo blog.

Sarei felice se apparisse reciprocamente il mio link sul vostro blog. Pertanto le lascio alcuni dati ed il banner inallegato.

ALLEVAMENTO DEL MARTINETTO
Allevamento di setter e pointer inglesi a Cuneo (CN) -
Riconosciuto ENCI
http://www.allevamentodelmartinetto.com
La ringrazio

Cordiali Saluti

Gianfranco Arcai
Allevamento del Martinetto

Offerta di MAKE TV

Salve,
se le interssa le diamo uno spazio sulla nostra NET.TV (www.maketv.tv) per presentare la sua inziativa

Andrea Borsari

Intervento:Gino Melfi, presidente associazione cacciatori campani

Quando il mio amico Angelo Dente mi parlo' della sua idea relativa alla costituzione di un partito politico capace di riunire finalmente il mondo venatorio e non solo ma anche gli indotti di esso,accolsi con grande entusiasmo la sua idea promettendogli il mio appoggio personale.In verita' io stesso,tre ani fa, fuoriuscii dal mondo associazionistico classico che riteni oramai vetusto ed incapace, visti i deludenti risultati che nel tempo ci hanno condotto ad essere una categoria oramai in via di estinzione,di difendere i nostri diritti.Dicevo fuoriuscii da quel mondo costituendo l'Associazione Cacciatori Campani e confederandomi alla CONF.A.V.I. che intanto si proponeva e si propone di riunire sotto la sua bandiera tutti coloro i quali si sentono traditi da chi avrebbe invece dovuto difendere e far valere dei sacrosanti diritti.La verita' è che il problema avremmo potuto risolverlo da tempo se solo fossimo riusciti a dimostrare con una nostra compattezza,che grazie alle associazioni venatorie non è mai stata nè voluta nè dimostrata, di essere una grande forza elettorale che a quel punto avrebbe fatto gola a piu' di un partito politico. Dice bene Angelo quando afferma che quello che ho appena detto è dimostrabile dal fallimento dell'U.N.A.V.I. che decantando una falsa unita' puntava invece come al solito alla spartizione di ambitissime poltrone secondo la consolidata logica della maggiore o minore rappresentativita'. Di fatto è vero che la soluzione del problema allora era a portata di mano se solo avessero avuto il coraggio di creare un'unica tessera associativa U.N.A.V.I..Evidentemente cio' cozzava contro grossi interessi che le associazioni venatorie nel tempo avevano consolidato,evidentemente nel teatrino della caccia non vi poteva essere un unico grande burattinaio. Ancora ha ragione il mio amico Angelo quando parla della tassa che siamo costretti a pagare per cacciare la migratoria negli A.T.C. ed il silenzio delle associazioni rispetto a questo problema,ma non dobbiamo dimenticare che parte della fortuna associativa delle associazioni piu' rappresentative e quindi presenti nei comitati degli ambiti nasce proprio dal fatto che questi pifferai magici riescono in tal modo a vendere tessere favorendo l'ingresso pilotato delle persone a loro associati.Forse ed anche per questo che io, pur denunciando tutto questo nei vari convegni che periodicamente tengo e nei quali puntualmente trovo il plauso degli astanti poi di fatto mi accorgo che mi è difficile crescere.Non voglio e non posso dilungarmi attraverso questo strumento ma con forza voglio ribadire ai cacciatori e a tutti coloro che di caccia vivono di fare propria questa idea che credetemi ritengo sia l'ultima spiaggia capace di ridare dignita' ad un mondo morente.

Gino Melfi
presidente associazione cacciatori campani,coordinatore provinciale della CONF-A.V.I. per la provincia di Salerno.

venerdì 7 dicembre 2007

Il perché di un partito, la storia

Le Associazioni Venatorie

La difficile, ma coraggiosa, idea di costituire il partito dei cacciatori nel momento in cui la politica italiana vive la fase più acuta della sua atavica confusione, molto probabilmente per taluni potrebbe apparire - come ci suggerisce un anonimo visitatore del nostro blog - “… l’idea più risibile degli ultimi anni…”.
La democrazia impone sempre il rispetto delle idee altrui, ma fortunatamente consente anche libertà di critica la quale, nel caso di specie, induce a valutare come modesto il grado di cultura dell’interlocutore il che, se da un lato lo giustifica per una così grave affermazione, dall’altro non lo assolve per la scarsa sensibilità dimostrata verso i problemi legati al mondo venatorio e all’influenza negativa che la scarsa attenzione sugli stessi provoca sul relativo indotto economico e verso le legittime aspettative, le esigenze e le richieste dei cacciatori, da troppo tempo bistrattati dal politico(falso)ecologista di turno.
Sarebbe, dunque, opportuno che il nostro interlocutore si acculturi - ove mai avesse la volontà e la pazienza di seguire questi brevi interventi che, a partire da oggi, saranno sul blog - sulle nostre esigenze, le nostre richieste e sul perché, delusi dal comportamento di chi ci rappresenta, o meglio dovrebbe rappresentarci, abbiamo deciso di costituire

Il Nostro Partito

L’attuale e sempre crescente malumore dei cacciatori ha origini remote tutte legate da un comune filo conduttore: la consapevolezza dell’immobilismo ( che credo sia voluto ) delle associazioni venatorie le quali, nonostante abbiano il dovere istituzionale di provvedere alla difesa dei nostri diritti, in quest’ultimo decennio, o forse più, sono scese in campo solo per rivendicare fra loro il ruolo del più forte, ma mai per ostacolare e combattere i soprusi e le offese ricevute dai cacciatori.
Ricordate gli ultimi agonizzanti momenti di vita dell’UNAVI? Ad un recente convegno sulla caccia in Campania un esponente di una autorevole associazione ha auspicato che, prendendo esempio dall’esperienza e dal modello francese, l’ideale sarebbe una sola grande associazione.
E perché allora l’UNAVI è stata sciolta?Non sarebbe bastata una sola tessera per riunire sotto un’unica bandiera tutti i cacciatori?
Troppo semplice e scontata la risposta: nessuna delle associazioni aderenti avrebbe mai accettato di sentirsi alla pari con una consorella magari meno influente e, dunque, mai si sarebbe potuti arrivati alla spartizione delle ambitissime poltrone secondo la consolidata logica della maggiore o minore rappresentatività.Tutte ambivano alle più remunerative, e nessuno cedeva!!
Vi è forse mai capitato di sentire la voce di qualche associazione che abbia scelto di evidenziare e combattere la questione relativa alla “ tassa “ che siamo costretti a pagare per cacciare la migratoria negli ATC? Fingendo di ignorare (ma ne sono consapevoli) che la selvaggina costituisce “patrimonio indisponibile dello Stato” e che, come tale, può essere gestita solo dallo Stato stesso, consentono l’ arrogante politica degli ATC nella consapevolezza che tale silenzio possa, poi, essere speso nei comitati di gestione per interessi diversi.
E perché mai nessuna associazione ha sollevato il problema relativo all’estensione dei parchi che, in quasi tutt’Italia, nelle zone dove sono istituiti, superano di gran lunga, nella loro estensione, le percentuali consentite dalla legge?
Avete mai provato a leggere le dichiarazioni rese dalle associazioni ( ancora oggi visibili su vari siti INTERNET ) quando nel febbraio 2004 il parlamento era ad un passo dall’approvazione di una legge che, finalmente, in linea con la normativa europea, prorogava la caccia fino a febbraio? Tutte opinioni contrarie!!!!!!!
Ecco uno dei tanti motivi del perché abbiamo deciso di costituire il nostro partito:combattere e abbattere il personalissimo strapotere delle nostre associazioni ed il loro costante assenteismo.
Un potere che potrebbe anche non riguardarci, anzi ci rafforzerebbe, se solo fosse esercitato nell’interesse esclusivo dei cacciatori.Ma così non è!!!
Marco Ramanzini, nel n°2008 di DIANA, ha sostenuto autorevolmente che “…vi è bisogno di una posizione ferma, decisa e condivisa a difesa della caccia e dei cacciatori. Ci auguriamo che chi è preposto a farlo sappia trovare la forza per quello scatto di orgoglio che ridarebbe alla caccia italiana, ingiustamente vituperata, un po’ della dignità che le spetta…”
Peccando forse di presunzione, ma sicuri di avere l’orgoglio suggerito dal citato autore, possiamo affermare che siamo nati per questo.
Obbiettivo difficile? Vedremo!!!!!
Continua........
Angelo Dente






mercoledì 5 dicembre 2007

Il postulato: Caccia è Risorsa.

La prima regola è la Conoscenza, frutto dell'esperienza e della sperimentazione a spese dei propri errori e delle proprie inadeguatezze.La seconda è l'abbandono della presunzione: se solo 500 generazioni ci separano da un mondo in cui la Caccia e la Raccolta (non lo sfruttamento intensivo dei frutti della terra, animali e vegetali) era la regola e l'equilibrio, non vediamo il perché oggi si debba negare con sdegno un'ipotesi di rientro filosofico, che ha come postulato il ridimensionamento del ruolo umano nei suoi antichi confini e l'abbandono della logica dell'intermediarità.La terza regola è il rispetto per la cultura del non spreco dell'uomo Cacciatore/Raccoglitore, per la fauna e il suo mondo e per l'integrazione con essa. Solo calandoci nel ruolo (che per l'umano è archetipico) del (super)predatore si viene a conoscenza di un universo di relazioni sopite sotto la coltre dei millenni, che riguardano noi, la specie umana, che, solo per uno strano gioco del destino, ad un certo punto della sua esistenza ha iniziato a cucinare pappette di cereali, la' al bivio tra il fiume Tigri e l'Eufrate di settemila anni fa, permettendo una riproduzione a ciclo continuo...e una spropositata espansione demografica di generazioni di "non-cacciatori", cresciuti nell'incapacità di vivere la Natura da veri protagonisti come solo i cacciatori, ancora oggi, sono capaci di fare.
Gli altri, tutti gli altri, sono dei semplici guardoni che però hanno saputo occupare poltrone e spazi politici a danno della nostra categoria.
Per questo ben venga l'impegno di chiunque vorrà offrire il suo contributo per contrastare l'azione strumentale di certi pseudo-ambientalisti, partendo dal postulato che la Caccia può e deve essere intesa come una possibile e grande risorsa per l'intera comunità.

Giovanni Maio
www.unarc.it

lunedì 3 dicembre 2007

RISPOSTA DEL PRESIDENTE A GIOVANNI BAGNOLESI

Caro Giovanni,
ho letto la tua risposta sul blog e devo subito precisarti una tua piccola ma rilevante leggerezza.
Tutti gli articoli inseriti sul blog risultano da me pubblicati, ma solo perché per i diritti inerenti all’acquisto del blog stesso, risulto esserne il proprietario.Dunque puoi stare tranquillo: la via vicinanza a Pecoraio Scanio è soltanto territoriale essendo il sig .ministro (!) mio concittadino.
Sono contento che il tuo voto vada al movimento caccia e ambiente. Se hai letto i miei precedenti interventi avrai certamente notato la mia comunicazione sull’incontro che fra poco avrò con il presidente Gondoni con il quale siamo in perfetta sintonia sulla necessità di unire le nostre forze.
Quanto al mio curriculum venatorio ti comunico che vado a caccia da circa 40 anni sempre a beccacce, che ho conseguito la laurea in giurisprudenza discutendo una tesi sulla caccia, che sono stato per circa 10 anni collaboratore di DIANA.
Pensi che possa bastare a tranquillizzarti?
Ti saluto con cordialità
Angelo Dente

Nel sito si legge: Non sono completamente favorevole alla caccia.

Nel sito si legge: Non sono completamente favorevole alla caccia. Come si fa a dare il voto a questo partito dei cacciatori quando il presidente esprime un pensiero simile? Allora che vada a difendere i diritti degli ambientalisti e degli anticaccia; difendete i diritti di Pecoraro Scanio ch'è meglio. Io voterò, qppena nè avrò l'opportunità', per il vero ed unico partito dei cacciatori che si chiama Caccia e Ambiente.
Con ossequi
Bagnolesi Giovanni
g.bagnolesi@studioscacchiotti.it

La proposta di un libro di Enrico Cavina

se sei un cacciatore “verace” - e/o la tua/ vs. organizzazione * si rivolge a Cacciatori di questo tipo – questo libro che ci permettiamo di presentarti può essere di tuo/vs interesse .

E’ un libro forse un po’ strano “contro corrente” – in riguardo ai cacciatori c.d. protezionisti – che vuole raccontare “grandi cacce” , grandi nel carniere , grandi nella qualità , cacce vere di oggi e di ieri : grandi cacce realizzate con il cane , o dall’appostamento o al “passo” o vagante o in battuta.

E’ un libro scritto da un cacciatore con 55 licenze , schietto senza falsi perbenismi , fuori dalle politiche pseudovenatorie di cacciatori “verdi”, fuori dalle teorie , dalle cacce artificiali e dai falsi naturalismi protezionistici . Scritto comunque con grande amore della natura.

Se ti piace andare a caccia anche per far carniere , qui troverai molti spunti che ti riguardano .

PER ORDINI o ulteriori informazioni sul LIBRO “GRANDI CACCE” INVIARE EMAIL A :
info@libreriaborea.it
grandicacce@lycos.com

Enrico Cavina


Un'offerta speciale

L'Hotel Pietrenere offre disponibilità per ospitare cacciatori, al prezzo di euro 50 al giorno e a persona in mezza pensione.
Possibilità di accompagnatori e rilascio permessi.
L'hotel Pietrenere si trova nel cuore del Parco nazionale del Gargano,uno dei posti più ambiti dai cacciatori italiani, a pochi kilometri dalla Foresta Umbra e dai laghi di Lesina e Varano.


Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a Franco o Angela
0884.966785
340 8985062
www.hotelpietrenere.itwww.hotelpietrenere.com

hotel

Egr. Dr. Dente,queste sue parole mi fanno particolarmente piacere,

<...A breve, quindi, sarà fissato un incontro tra tutti i vari rappresentanti per definire la comune strategia necessaria per la riuscita del nostro progetto e per tranquillizzare coloro che, a giusta ragione, ci stanno sollecitando a far tanto.>

Egr. Dr. Dente,
queste sue parole mi fanno particolarmente piacere, nella misura in cui suggeriscono la possibile sintonia d'intenti e la sicura sinergia che sarà possibile instaurare fra i vari "movimenti di pensiero" (Partito dei cacciatori/Cacciaambienta) costituitisi sull'onda dell'entusiasmo di molti cacciatori nei confronti delle "nostre" iniziative.
La caccia, come dimostrano i più approfonditi studi sull'antropologia e sull'archeologia, non può essere considerata una mera "concessione", ma è un vero e proprio DIRITTO che ci appartiene e come tale deve essere difeso e curato attraverso precise strategie politiche, come del resto avviene già nelle nazioni più evolute.
L'importante è saper essere uniti, per non ripetere gli errori già commessi dalle AA.VV.

Giovanni.

LA VERITA’ DEL NIPOTE DI STALIN

Abbiamo trovato nel suo blog questo post sulla TAV, ci riferiamo a Giulietto Chiesa:

http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=News&file=article&sid=284

Questo personaggio, che ha l’aspetto e, temiamo, la testa da nipote tonto di Stalin, si cimenta sul problema dell’applicazione planetaria de protocollo di Kyoto.
Notate la mistificazione, la forzatura, il tentativo di collegare i Notav con la riduzione dell’emissione di CO2.
Quando in tutto il mondo la TAV viene vista come risposta all’inquinamento sia da veicoli circolanti a terra sia nei cieli.
L’Europa sta erigendo una colossale rete ad alta velocità ferroviaria che renderà obsoleti sia l’auto che l’aeroplano per gli spostamenti a breve-medio raggio ( http://www.eriksrailnews.com/archive/hst.html ).
Anche l’italia sta puntando sulla TAV a cominciare dall’inutile Roma - Napoli (pochè le città erano già collegate da 4 binari) e la costosissima Napoli - Bari (pure SPONSORIZZATA da Legambiente !?!?).
Il fatto è che l’europeissima penisola non vuole che la Padania sia collegata con l’Europa e sta sabotando in tutti i modi la Torino - Lione e la Verona - Monaco. Come ha fatto con successo contro l’aeroporto di Malpensa2000. In compenso al Nord le tariffe ferroviarie sono più care cha al Sud e il materiale rotabile nuovo lo mandano prima nel Lazio.
A proposito, che fine ha fatto la privatizzazione dell’italianissima Alitalia che costa 1,2 milioni di euro AL GIORNO ai contribuenti?
Le “opposizioni locali” sono squallidi pretesti poiché, se vogliono, come succede per le moschee, dei deprecati “localismi” se ne sbattono altamente.
Anche questo Chiesa, come Grillo e Travaglio, è un perfetto INUTILE IDIOTA dell’italia terminale, europarlamentare a 20mila euro al mese di soldi vostri.

Canna-Power Team

Messaggio n°219 del 27/11/2007

www.fottilitalia.com
il sito anti-italiano per eccellenza

Risposta per Patrizio

Patrizio hai veramente ragione.Proviamo, allora, a mettere in rete la foto di tua madre o tua sorella.
Se ne vale la pena possiamo allora utilizzarle per migliorare, come tu suggerisci,
a migliorare la stirpe.
Che ne pensi?
Romano da Ascoli